domenica 21 dicembre 2008

Auguri.. ma per cosa?

Quest'anno come al solito ho spedito un biglietto di Auguri a tutti i clienti della mia società Commitment.

Il biglietto riproduce questa favolosa foto fatta da Michele Comi sulle Alpi della Valmalenco.

Ma cosa augurare quest'anno? Con le incertezze che caratterizzano questo particolare momento storico, abbiamo scelto un messaggio coraggioso. Sulla foto è stampata una frase di Reinhard Karl, alpinista e scrittore: "Ho portato il mio sul punto più alto e lo lascio lassù, l'Io che voglio essere. Scendo con l'Io che sono". Dietro il biglietto un mio messaggio: "A chi è disposto ad imparare a scendere per poter rislire più in alto è dedicata questa frase. Auguri per un anno di scoperta dei valori veri".

Penso sia la prima volta che qualcuno ha il coraggio di dire ai manager delle aziende che bisogna saper scendere. E' questo l'unico vero insegnamento che ci può arrivare dai tempi di crisi: essere capaci di ritrovare noi stessi e di ripensare alla nostra missione. Essere capaci cdi guardarci con obiettività e di capire chi siamo. Essere capaci di rinnovarci e progettare una scalata che ci porterà più in altro ancora.

E' proprio l'illusione di poter andare sempre su, senza scendere, cha ha portato l'economia e la finanza alla situazione che conosciamo. Ma la vera crescita non è questa. La vera crescita personale, economica, sociale prevede momenti di blocco, di riflessione, di crisi. E' da questi momenti che si riprende l'energia per rilanciare se stessi. Solo a partire da questi momenti si può cambiare veramente. E questo, le persone, lo sanno molto bene. Ecco perché poche ore dopo aver spedito i biglietti mi sono arrivate un sacco di telefonate. Alcuni mi hanno detto che hanno avuto un senso di liberazione (mi hanno parlato anche di commozione), quando lo hanno ricevuto.

Così faccio gli stessi auguri a voi lettori del blog. Che il 2009 vi faccia scoprire e sperimentare i vostri valori veri.


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Se qualcuno desiderasse ricevere a casa il biglietto, può mandarmi il suo nome, cognome e indirizzo scrivendo una mail a: diego@diegoagostini.it.

sabato 13 dicembre 2008

Come misurare un errore

Il post dello scudo ha sollevato un giusto quesito: ma perché la colpa deve essere di chi alza lo scudo? Cercherò, per rispondere, di partire da un esempio.

Tempo fa avevo bisogno di un biglietto da visita per un incontro di lavoro. Lo studio grafico su cui solitamente ci appoggiamo ci segnala uno stampatore in grado di lavorare rapidamente. Componiamo il testo, lo inviamo e in un paio di giorni arrivano i biglietti: stampa e consegna di 100 biglietti ci costano 150 euro (costo per lo stampatore: 20 euro ad esagerare). E' un po' tanto, ma per questo servizio siamo disposti a spenderli. Solo che... accidenti, sui biglietti c'è un piccolo errore di stampa. Telefoniamo allo stampatore per segnalare l'errore e questo, un po'seccato, ci dice che non è suo compito leggere ciò che deve stampare, e che l'errore l'abbiamo prodotto noi. Io utilizzo un solo biglietto da visita per l'incontro urgente e poi butto via tutti gli altri.

Commentando l'accaduto con lo studio grafico che ci ha segnalato lo stampatore, mi sento dire: "certo, ha fatto bene, ha ragione: la colpa non era sua ma vostra. Lui non è tenuto a controllare ciò che gli danno da stampare".

Ecco, è esattamente qui dove io non sono d'accordo. Ecco qual è il più comune il parametro utilizzato per misurare l'errore: l'"avere ragione". 

Allora io chiedo al grafico: "ma non si pone il problema, questo stampatore, che il lavoro che ha fatto per il suo cliente (nuovo) non sia utilizzabile? Non si pone il problema che il suo cliente abbia speso 150 euro per un solo biglietto da visita? Non si pone il problema di quanto il cliente sia soddisfatto, indipendentemente da "chi ha ragione"? Non poteva lo stampatore dire "utilizza per ora un solo biglietto, poi ti rifaccio il lavoro con calma e ti spedisco i biglietti nuovi"?

Mi sento rispondere: "No, perché sarebbe stato come ammettere che avevi ragione tu"

Eccoci di nuovo allo stesso punto. Io ragiono in modo completamente diverso. Non me ne importa un bel niente di chi ha ragione. Se dovessi agire con i miei clienti come lo stampatore ha fatto con me tutte le volte che ho ragione io, li avrei già persi tutti. 

Ma allora qual è il parametro dell'errore?

La risposta è semplice: l'effetto prodotto sull'altro. E' questo che io mi chiedo, costantemente. Quando sono con gli altri (qualsiasi altra persona e non solo un cliente, per il quale tuttavia questo discorso vale ancora di più) osservo le sue reazioni al mio comportamento. E mi chiedo: è questa la reazione che volevo? Se la risposta è "no", ho commesso un errore. Anche se ho ragione io. Anzi, non mi chiedo neanche  se ho ragione io. Non mi interessa. Quello che mi interessa è l'effetto che ho prodotto. Se l'effetto è compatibile con le mie attese, ho ragione. Altrimenenti ho torto. Posso fare un lavoro bene, ma se il cliente non è soddisfatto è inutile che gli spieghi che il lavoro l'ho fatto bene. Lui non è soddisfatto. Non mi chiedo se ho ragione, mi chiedo se mi va bene che lui non sia soddisfatto. E la risposta è "no, non mi va bene". Per cui agisco per renderlo soddisfatto. Non mi intressa se poi lui considera questo un mio riconoscimento del torto. Posso sempre, con calma, dargli tutte le spegazioni sull'accaduto.

Insomma, si può evere ragione oggettivamente e sbagliare comunque. Avere ragione è una magra consolazione quando abbiamo sbagliato nell'ottenimento delle reazione che desideravamo nell'altro. Si, perché ne pagheremo le conseguenze.

Un po' di tempo dopo commissiono un nuovo lavoro allo studio grafico e questo ci propone quello stampatore. La mia reazione? "Quello lì no, grazie. Non lavoreremo mai più con lui". Ecco cosa succede a volere avere ragione.

Se useremo l'effetto emotivo prodotto sull'altro come parametro del nostro errore, non ci chiederemo più chi ha ragione e smetteremo di alzare lo scudo. 



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sabato 6 dicembre 2008

La forza di non usare uno scudo

Negli ultimi tempi mi è capitato più di una volta di lavorare con professionisti... come cliente, partner, committente. Nella totalità dei casi si trattava anche di bravi professionisti. Tuttavia più di una volta li ho visti commettere errori. Slittamento di tempi, informazioni non date, cadute di stile, risultati non rispondenti alle aspettative, errori di comunicazione e relazione... Tutti gli errori che si possono commettere lavorando.

La cosa che mi ha ha meravigliato è la reazione ad ognuno di questi errori. La reazione tipica che mi è capitato di sperimentare è quella di difesa, che descriverò chiamandola "il processo dello scudo". Avviene in cinque passaggi progressivi: 

- primo: negazione. Il problema viene negato, e per questo i fatti vengono distorti per darne un quadro positivo. (“è andato tutto bene”)

- secondo: giustificazione. Se si fanno notare i fatti oggettivi, l’altro trova motivazioni per dimostrarne la correttezza. (“in quel momento andava bene così”)

- terzo: distacco. Se si fanno presenti le conseguenze negative di un'azione, l'interlocutore si dichiara "sereno" facendo intendere che può vivere benissimo anche senza di noi ("sono tranquillo con la coscienza")

- quarto: aggressione. A fronte della nostra insistenza su ciò di cui non siamo contenti, l’altro ci ributta addosso la colpa (“piuttosto è a causa tua che..”)

- quinto: ribaltamento. Forma evoluta di aggressione: l’altro ribalta i ruoli mostrando il suo turbamento e istillando in noi il senso di colpa (“ci rimango male, perché tu…”)

 Queste sono le cinque fasi in cui lo scudo si alza fino a coprire del tutto la persona che lo utilizza.

 Il Fresh Thinking rifiuta tutto questo. Si può vincere con più forza senza scudo. Come?sostituendo la tecnica dello scudo con quella dell'esposizione. Pronunciando le uniche parole che non compaiono qui sopra: “E' vero, ho sbagliato”.

 La dinamica dello scudo si alimenta da sola. La difesa chiama un altro attacco, e questo richiede una difesa più elevata. L'esposizione “E' vero, ho sbagliato” invece rende inutile l’attacco e avvia verso la risoluzione del problema. E’ con questa posizione che si afferma la propria forza, non con lo scudo. E’che non ha bisogno di difendersi, ad essere veramente forte. Per essere forte, riuncia allo scudo e comincia ad esporti.


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sabato 29 novembre 2008

Sai tirare la cordicella?

Abbiamo portato a casa un bel palloncino rosso, che naturalmente è volato subito sul soffitto della sala. Filippo, che ha cinque mesi, lo guardava agitando le sue braccine ma naturalmente non riuscendo a prenderlo si è messo subito a piangere. Andrea invece ha preso una sedia e con un  po' di fatica, dopo qualche tentativo, è riuscito ad afferrare la cordicella e, tirandola, a prendere il palloncino.

Semplice? Certo. Ma ragioniamo un attimo: noi ci comportiamo spesso più come Filippo che non come Andrea. Se sostituiamo il palloncino con qualsiasi cosa possa essere desiderata, notiamo che la gente in generale passa il tempo a lamentarsi di quanto è difficile da raggiungere e quanti ostacoli ci sono. Quante volte abbiamo sentito qualcuno che si lamenta di uno stipendio che non arriva? Sta fermo a guardare il palloncino invece di guardare la corda che potrebbe permettergli di prenderlo.

Molto spesso la gente vede i palloncini ma non riesce a capire che per averli deve tirare una corda. Spesso non riesce nemmeno ad individuarla, anche se basta un po' di osservazione. E quando la corda viene individuata, spesso non sa come tirarla, nè fa un minimo sforzo per trovare un sistema per farlo. E se poi il sistema è stato individuato, non è detto che voglia fare la fatica di attuarlo. E quindi il palloncino rimane lontano. E via con le lamentele.

Ma allora cosa dobbiamo fare con i nostri desideri? Ciò che ha fatto andrea con il palloncino:

1. Individuare la corda
2. Trovare il modo di tirarla
3. Essere disposti a fare la fatica di tirarla.

E' l'unico modo per poterli realizzare. 



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sabato 22 novembre 2008

Prendi in prestito uno sguardo fresco

Un giorno il mio amico Giuseppe mi ha chiamato dicendomi: "Dovrei acquistare la mia barca nuova e vorrei un tuo consiglio". Rimasi basito: "Ma Giuseppe, io non ne so nulla di barche!" E lui: "E' proprio per questo che ti voglio con me. Spesso è chi non ne sa nulla che fa le osservazioni migliori". Io andai con lui ascegliere la barca, un po' perplesso. Giuseppe aveva fatto la sua scelta: una barca usata particolare che gli piaceva molto. Io avevo fatto qualche considerazione sullo scafo che lui aveva ritenuto secondaria. Aveva comunque chiesto la consulenza di un perito prima dell'acquisto.  Dopo qualche giorno mi chiamò: "Diego, vuoi sapere una cosa? Il perito ha fatto le tue stesse considerazioni, per cui non comprerò quell'imbarcazione!"

Incredibile? Fino ad un certo punto. Giuseppe sapeva bene il valore dello sguardo fresco. Chi è "dentro" nelle situazioni perde lucidità, obiettività, idee nuove. Rimane in una specie di gabbia in cui trova le sue sicurezze. Ci siamo tutti, in questa gabbia. E confondiamo la gabbia con il mondo. Ecco perché ogni tanto ci vuole uno sguardo fresco.

L'amministratore delegato di un'azienda commerciale mia cliente aveva varato un programma per pensare a come trasformare il business ed adeguarlo al futuro. Me lo presentava orgoglioso quando io gli chiesi: "E chi vi partecipa?" "Tutto il board dei direttori, naturalmente" mi rispose. Poi notò che non ero convinto. "E chi vi dovrebbe partecipare?" domandò curioso. "Semplice", risposi. "Chiamate qualche ragazzino tra i tredici ed i sedici anni, portatelo in un vostro negozio ed ascoltate i suoi commenti. E' lui il vostro cliente del futuro. Dovete guardare al vostyro business con i suoi occhi, non con i vostri. Fatevi fare domande. Quando sarete in imbarazzo, avrete cominciato a capire cosa dovrete cambiare".

Chiedete in prestito uno sguardo fresco, spesso non costa nulla e può valere molto.


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domenica 16 novembre 2008

Vuoi stupire? Chiudi bene i cerchi

Cosa significa "chiudere i cerchi"? Ricordi l'ultimo post, quello sull'accensione delle lampadina? Bene, quando qualcuno ti accende una lampadina, chiudere il cerchio significa fargli sapere che si è accesa e che cosa tu hai fatto di conseguenza. 

Giusto una settimana fa avevo acceso quattro lamapadine, scrivendo altrettante e-mail (per motivi diversi) a McDonald's, Corriere, Repubblica, Comune di Milano. 
Vediamo com'è andata.

Corriere della Sera: nessuna risposta
Repubblica: nessuna risposta
Mc Donald's: nessuna risposta
Comune di Milano: risposta tempestiva e azione di risoluzione del problema.

Dai giornali me lo aspettavo: non è prassi rispondere a tutti coloro che scrivono. Per ragioni di efficienza, carichi di lavoro e per la natura stessadell'organizzazione: al limite si risponde dalle pagine del quotidiano stesso.

La cosa invece che mi ha sorpreso, e che ritengo piuttosto grave, è che McDonald's abbia completamente ignorato la mia mail, che pure era positiva e ricca di suggerimenti. Fatto strano per chi si ritiene al top nella relazione con il cliente.

Ma il fatto veramente straordinario è il comportamento del Comune di Milano. Il giorno dopo l'invio della mail me ne è arrivata una di conferma, contenente informazioni sul processo che avrebbe seguito la mia segnalazione e della persona che l'aveva in carico. Tre giorni dopo è arrivata una telefonata con la spiegazione di ciò che ha determinato il problema (leggere il post del 9 novembre), con tanto di scuse. Poi il giorno seguente è arrivata una mail dettagliata con azioni effettuate, i nomi delle persone responsabili coinvolte, e la comunicazione che mi sarebbe arrivato a casa un omaggio... ed i ringraziamenti per aver collaborato segnalando un disservizio.

Stupefacente, no? Non ritieni che sia un esempio straordinario di come chiudere un cerchio? Ci sono rimasto veramente di stucco. Chi l'avrebbe mai detto che il comune di Milano è capace di gestire il cittadino meglio di quanto una grande multinazionale americana riesca a fare con il cliente?

Se vuoi stupire, chiudi bene i cerchi. E' quello che dopotutto sto cercando di fare anch'io, andandoti a raccontare com'è finita la storia delle lampadine-mail. Non c'è niente di peggio che rimanere in sospeso senza sapere se poi è successo qualcosa. E chi pensa fresco non vuole che i suoi interlocutori rimangano in sospeso, perché ci tiene, a loro.


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domenica 9 novembre 2008

Perché si accenda una lampadina

Oggi sono uscito di casa ed ho visto una via in stato di degrado. Poi sono stato con la mia famiglia in un Mc Donald's e nel tavolo vicino al mio alcuni clienti non presentavano un comportamento appropriato. Poi sono andato a visitare la mostra "Rock 'n' Music e pur avendo pagato 5 euro di biglietto, mi sono accorto che mi avevano dato un biglietto con scritto "omaggio, costo euro: zero".

Queste cose capitano a tutti noi, ogni giorno. Ed ogni giorno proviamo per queste cose sensazioni che vanno dal disgusto alla rabbia. "E che ci devo fare?" Ci chiediamo, spesso allargando le braccia. Pensiamo di non poter fare nulla e lasciamo correre. Ma è proprio per questo che tutto ciò accade. Perché non facciamo nulla.  Certo, c'è sempre qualcuno che dovrebbe fare qualcosa e non  fa. Ma chi è responsabile del fare qualcosa non farà nulla se non gli accendiamo in testa una lampadina. Se non premiamo un pulsante, la lampadina non si illumina. 

E' la lampadina del capire dove bisogna cambiare, che non consuma corrente ma richiede solo un po' di energia da parte di chi può e deve fare qualcosa.

Io non accetto di non poter fare nulla. Per cui le lampadine le accendo. Per la via degradata ho fatto una foto e l'ho spedita a Corriere e Repubblica. Per il fast food ho spedito una mail a McDonald's Italia. Per il biglietto della mostra ho scritto una mail al Comune di Milano.

Ho premuto tre pulsanti. Da qualche parte qualche lampadina si accenderà. Tempo perso? Forse, ma 15 minuti al massimo, in tutto. Non ne vale la pena? Pensa se tutti accendessero lampadine... Chi deve fare qualcosa può ignorare una lampadina, ma non diecimila. il mondo intorno a noi sicuramente cambierebbe. 

Dai, smettila di subire ciò che non ritieni giusto, e  accendi qualche lampadina anche tu!


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lunedì 13 ottobre 2008

Fatti assumere dal mondo!

Mi trovavo in un elegante hotel per un corso di formazione. Uno dei partecipanti ad un certo punto chiese di spegnere le luci della sala. "Ci vediamo lo stesso, c'è abbastanza luce naturale... così risparmiamo un po'". Tutti furono d'accordo, e così spegnemmo i forti faretti alogeni. Ecco una persona assunta dal mondo. 

Ecco una persona che ragiona in termini di vantaggio per tutti. Spegnendo le luci è consapevole di consumere meno energia e di produrre meno anidride carbonica, e quindi contribuire anche se in piccolo, a ridurre il global warming. E' consapevole che spesso un gesto utile per l'ambiente lo è anche per il portafogli, anche se questa motivazione non è certo la prioritaria: il suo non era minimamente toccato, in quella situazione.

Ho scoperto che molti di noi sono assunti dal mondo: sono tutti coloro che sentono di avere un eco-task, un compito chiave che lo può migliorare, anche di poco. In quasi tutte le case c'è uno spegnitore di luci, una persona che si è fatto assumere con questo eco-task. Interviene quando c'è qualche luce lasciata accesa in una stanza e la spegne. Spesso su dieci lampadine accese, ne arriva a spegnere sette-otto. 

Pensa che vantaggio per l'ambiente, con tanti eco-worker di questo genere! Dai, fatti assumere anche tu. E' l'unico posto di lavoro dove il task te lo scegli tu.


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martedì 23 settembre 2008

E' la tua passione che ti fa ricordare

Sta iniziando l'estate e squilla il mio telefonino, mentre sono in una pausa di lavoro. E' la voce felice di Francesco, mentre guida sulla strada per le vacanze: "Ciao Diego, stiamo andando al mare ed il mio mambino mi ha chiesto di mettere la canzone di Lucy. Così ho pensato subito a te e ti ho chiamato". La canzone è "Lucy in the sky with diamonds" dei Beatles. Francesco sa che sono un grande appassionato della loro musica. "Tuo figlio è un grande!" Rispondo. "Digli che quest'estate da Liverpool gli porto un regalino. 

Prova a riflettere. A chi pensi durante la tua giornata anche se non è lì fisicamente presente? A chi ha una passione così forte da avere lasciato il segno. Io quando sento parlare di montagna automaticamente penso a Michele. Quando l'Inter vince o perde penso ad Alessandro, anche se non lo sento da tempo.  Quando mi parlano di poesia mi viene in mente Adriana. La musica italiana anni '60 mi fa pensare a Sergio, il Lido di Venezia a Francesco.

La mia mente va alla persona che più di ogni altra proverebbe un'emozione se fosse al mio posto. Sono le passioni che ci fanno ricordare, perché noi ricordiamo chi ha passione. E' attraverso le nostre passioni che noi viviamo con gli altri, anche se non lo sappiamo. E' attraverso le passioni che gli altri vivono con noi, anche se non lo sanno. almeno finché non glielo diciamo, come ha fatto Francesco con me. Fai come lui: la prossima volta se, per qualunque occasione o notizia, qualcuno ti viene mente per la sua passione, chiamalo. Ti posso garantire che gli farai un bel regalo.


P.S. Nella foto sono con John, il custode della casa di Paul McCartney al 20 Forthlin  Road di Liverpool. "Ciao, sono un fan dei Beatles e sono pagato per vivere nella casa di Paul", cosi si è presentato. Un vero appassionato. Un paradosso: indovinate a chi penso quando mi viene in mente la casa di Paul........


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domenica 6 luglio 2008

Il principio dell'altalena

video

Chi ha voglia di dare un'occhiata al video, troverà un'esperienza che tutti abbiamo fatto: l'altalena. Mio figlio Andrea va piano, mi chiama, io inizio a spingerlo e prende velocità. Va avanti per un po' e poi lascio. Pian piano l'altalena si ferma e lui scende.

Questo vale per tutto ciò che riguarda la nostra vita. Quando spingiamo l'altalena per farla partire ci mettiamo energia, così come ci impegnamo in tutte le cose nuove che iniziano. Ma ecco che l'energia iniziale non basta. Ad ogni "ritorno" l'altalena ha bisogno di nuove spinte. Semplicemente per mantenere la velocità impressa, senza necessariamente aumentarla, dobbiamo mettere ogni volta nuova energia. Perché avviene questo? Per un fenomeno chiamato "entropia", che ci dice che qualsiasi "sistema" perde energia. Energia che deve essere compensata con nuova energia perché continui a funzionare.

Il principio dell'altalena ci dice che, se non immettiamo costantemente energia nei nostri "sistemi", essi si fermano. Quali sono i nostri sistemi? Pensa a tutte le persone che conosci e con le quali sei in contatto. Sono quelli, i sistemi. Secondo il principio dell'altalena, all'inizio della relazione con marito, moglie, fidanzata, capo, collaboratore, socio, cliente, fornitore non è difficile imprimere un certo movimento. Ma se poi non alimentiamo la relazione con altre spinte, l'altalena si ferma. Le relazioni muoiono.

Cerca di capire quali sono le "spinte", e cioè come puoi immettere energia utile nelle relazioni che hai instaurato. Alcuni piccoli esempi: dedicare un po' di tempo al tuo partner per capire i suoi problemi e le sue emozioni, giocare un po' più a lungo con i tuoi bambini, fare loro una sorpresa, invitare a acena o a un aperitivo i colleghi, chiedere al capo come poter essere un collaboratore migliore, ritagliare un articolo di giornale pensando a chiunque di questi ed inviarglielo....

Ci sono infiniti modi di spingere un'altalena, ma un solo unico principo: le spinte servono per farla funzionare, se non le darai essa si fermerà e la persona scenderà. Ed a quel punto non potrai prendertela con chi scende: se ci tieni a quella persona, l'altalena la devi spingere tu.

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sabato 28 giugno 2008

Giro giro tondo cambia il mondo

Vi presento Filippo! E' il mio secondo bimbo, nato domenica scorsa. Questo è il motivo per cui (me ne scuso) arrivo un po' in ritardo con questo post.

La foto qui a fianco l'ho fatta circa un'ora dopo la sua nascita. Un bambino: quale migliore esempio di think fresh?

Ho riflettuto a lungo per trovare delle parole di augurio per la sua vita, da dedicargli. Ma non mi veniva in mente nulla.

Poi... credete alle coincidenze? Il mio primo bimbo, Andrea, ha insistito per essere portato al parco dell'idroscalo. Non l'aveva mai fatto. Mai con quella insistenza. Da subito dopo la nascita del fratellino non mi ha mollato un attimo, finché ho ceduto e l'ho accompagnato. Entrando nel parco sono rimasto folgorato. Il playground è dedicato a Giorgio Gaber, straordinario artista di Milano, la mia città. Credete alle coincidenze? Gli uffici della società di consulenza che ho fondato, Commitment, prima erano proprio gli studi di Gaber. E... credete alle coincidenze? nell'ingresso al parco c'è una targa con le parole di una delle sue ultime canzoni, il suo testamento spirituale. Uscita nel 2003, l'anno di nascita di Andrea.

non indicate per loro una via conosciuta
ma se proprio volete insegnate soltanto la magia della vita


Non li avviate al bel canto, al teatro alla danza, ma se proprio volete raccontategli il sogno di un'antica speranza. Queste parole mi hanno fatto riflettere. Non dobbiamo augurare niente ai bambini, dobbiamo augurare qualcosa a noi adulti. Loro sono già Think Fresh, noi dobbiamo solo stare attenti a non rovinarli. Solo così il mondo potrà migliorare.

Seguirò il tuo consiglio, Giorgio Gaber: non insegnerò nulla a Filippo senza raccontargli un sogno.

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Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata potrebbe far male
forse una grave imprudenza è lasciarli in balia di una falsa coscienza.
Non elogiate il pensiero
che è sempre più raro
non indicate per loro una via conosciuta
ma se proprio volete insegnate soltanto la magia della vita.

Giro giro tondo cambia il mondo.

Non insegnate ai bambini non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro di vecchi ideali
l'unica cosa sicura è tenerli lontano dalla nostra cultura.
Non esaltate il talento che è sempre più spento
non li avviate al bel canto, al teatro alla danza
ma se proprio volete raccontategli il sogno di un'antica speranza.

Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore
e la mente stategli sempre vicini
date fiducia all'amore il resto è niente.

Giro giro tondo cambia il mondo.
Giro giro tondo cambia il mondo

domenica 15 giugno 2008

Pensiero Fresco per il tuo business

Lo so, l'immagine non rende l'idea. Ma l'ho messa solo per visualizzare il posto, e non per fargli pubblicità (non ne hanno bisogno). si tratta della pescheria "da Claudio" che si trova a Milano dalle parti di via Cusani.

Che cos'ha di speciale? beh, le vetrine sono delle opere d'arte, lo riconosco anch'io che non amo il pesce. Prezzi naturalmente da gioielleria. E fin qui tutto come dal copione di una pescheria del centro. Ma "da Claudio" hanno saputo pensare veramente fresco, come il pesce che vendono. E se ci andate durante l'ora di pausa capite perché.

Il luogo dove si vende il pesce si trasforma in luogo dove lo si degusta. Uno straordinario pesce fresco, accompagnato da un bicchiere di vino bianco. I pratica, hanno saputo trasformare tutti i vincoli di una pescheria i opportunità, creando un nuovo business ristorativo affiancandolo a quello di vendita.

Una pescheria lavora di meno durante l'ora del pranzo? Bene, trasformiamola in mini-ristorante. In pescheria non c'è spazio per tavoli e sedie? Poco male: si mangia in piedi, appoggiandosi ad appositi tavolinetti. Così in poco spazio ci stanno un mare di persone. Mangiare in piedi significa non perdere tempo, così la rotazione è più elevata, e gli incassi salgono. Questo non dà fastidio ai clienti, perché non aspettano e degustano dell'ottimo pesce, per poi farsi quattro passi prima di rientrare in ufficio e sedersi alla scrivania. Alla cassa non c'è fila, perché esiste un solo piatto a prezzo fisso: tutto è molto rapido dall'ordinazione al pagamento al ricevimento. Acqua minerale a volontà compresa nel prezzo, da distributori accessibili a chiunque. Qualità insuperabile: il pesce è freschissimo (naturalmente). Margini elevati, in quanto non ci sono intermediari per l'approvvigionamento della materia prima... ed in più può essere utilizzata quella meno "pregiata" ma ugualmente di qualità (un pesce brutto una volta tagliato è uguale ad uno bello) lasciando i pezzi migliori per l'esposizione di vendita.

Complimenti a chi ha avuto la capacità di vedere la possibilità di trasformare in questo modo il proprio business, sapendo arricchirlo senza snaturarlo.

E tu sei in grado di trasformare tutti i vincoli della tua attività in altrettante voci di incasso? Dai, comincia subito a pensare fresco... come il pesce di Claudio!


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domenica 8 giugno 2008

L'arte di vedere

Ho incontrato un mago veramente abile. Alla fine dei suoi sorprendenti giochi prestigio mi sono avvicinato per fargli i complimenti. Con l'occasione gli ho chiesto: "qual è la distanza minima che deve rispettare uno spettatore perché non si accorga dei trucchi?" La sua risposta è stata veramente interessante: "Se è un adulto non c'è problema, basta che io abbia lo spazio per muovermi". "Perché, se invece lo spettatore è un bambino le cose cambiano?" Chiesi. "Certo che cambiano!", rispose. "Noi Maghi abbiamo "paura" dei bambini. Scoprono i trucchi. Vedi, il bambino sa veramente guardare. L'adulto no. L'adulto applica schemi. Se io alzo la bacchetta ed il cappello tu non vedi me, ma applichi un tuo schema "uomo che alza bacchetta e cappello". Il bambino invece vede questo uomo che alza questa bacchetta e questo cappello. Sa vedere veramente, e scopre il trucco.

Straordinario, vero? Il bambino ha uno sguardo "vero" sulla realtà. Se vede una palla che rotola vede quella palla che rotola, quasi il rotolare fosse intenzionale. L'adulto applica lo schema "palla che rotola", e pensa ad altro: il suo mutuo da pagare, l'auto da portare in officina....

Quante cose ci perdiamo con lo sguardo dell'adulto? Pensiamo di vedere la realtà, ma vediamo gli schemi che applichiamo ad essa. Ciò blocca la nostra creatività. Proviamo a ritornare bambini quando guardiamo ciò che succede intorno a noi... per farlo dobbiamo imitarli: fare finta che tutto sia intenzionale ed animato, e porci come se non sapessimo nulla di ciò che ci sta intorno, come se dovessimo apprendere tutto da zero.


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sabato 24 maggio 2008

Acqua fredda sulle idee

Come regoli l’acqua quando ti lavi il viso al mattino o ti fai una doccia? Probabilmente sei abituato a scegliere una temperatura tiepida, “piacevolmente” calda.

Eppure l’acqua fredda tonifica, attiva, sollecita. Qualche spruzzo di acqua fredda, anche se non piacevole all’inizio, una volta accettato si rivela sferzante e vitalizzante. Sì, l’acqua tiepida rassicura ma anestetizza. Quella fredda invece è sgradevole ma sveglia.

La stessa cosa vele per le idee. Quando facciamo un lavoro e lo sottoponiamo agli altri per un giudizio, spesso ci comportiamo esattamente come con la doccia. Cerchiamo l’acqua calda. Che vuol dire cercare il consenso, l’approvazione, le cose “che vanno bene”. La maggior parte delle volte che chiediamo un parere, il nostro interlocutore sa che a noi piace l’acqua calda e ce la darà. Ci dirà che va tutto bene per non rischiare di ferirci. Eviterà di sottolineare le cose meno positive.

Cerchiamo invece di far fare alle nostre idee una bella doccia con l’acqua fredda. La prossima volta che chiedi un parere, fatti dire cosa non va bene e cosa, secondo il tuo interlocutore, deve essere migliorato. Agisci sulla manopola del freddo. Vedrai, se l’interlocutore è sincero ti dirà quali sono, fra le tue idee o proposte, quelle più deboli. Non sarà piacevole sentire la sensazione del freddo sulle idee, ma quando ti renderai conto di come questo le vitalizzerà, ti accorgerai quanto è utile.


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venerdì 2 maggio 2008

Think Fresh Heroes: Michele

Vi presento Michele Comi, e con lui inauguriamo una tipologia di post un po' speciale, dedicata ai "Fresh Thinkers".

Michele è un Think Fresh Heroe, oltre che un caro amico. Guida alpina eccezionale, ha compiuto imprese come la scalata del K2. Geologo e ricercatore, ha lavorato nella piramide di vetro del CNR. Esperto alpinista, se qualcuno passa per corso Vittorio emanuele a Milano in questi giorni nella vetrina delle Messaggerie Musicali è esposta una sua foto: non potete confondervi perché è aggrappato ad una rioccia come Tom Cruise in Mission Impossible. Insieme a lui organizzo fantastiche attività "outdoor" di team building.

Ma non è per tutto questo che lo consideriamo Think Fresh Heroe. Vediamo perché allora. Ho fatto la foto qui sopra qualche giorno fa, mentre stavamo procedendo in montagna con gli sci di alpinismo. Ad un certo punto Michele si è fermato, si è tolto i guanti e si è chinato. C'era per terra la carta di uno snack, lasciata da qualcuno che era passato prima di noi. L'ha raccolta e se l'è messa in tasca. La maggior parte delle persone l'avrebbe lasciata lì. Chiunque si sarebbe detto: E' minuscola, non vale la pena di raccoglierla, lo farei ma in questo momento non so dove metterla... e poi, diavolo, perché lo devo fare io visto che l'ha buttata qualcun altro? Bene: Michele tutte questi ragionamenti non li ha fatti, l'ha raccolta e basta, perché ama la montagna e la desidera pulita. Non si è chiesto cosa dovevano fare gli altri, si è chiesto cosa poteva fare lui.

Grazie Michele per averci insegnato che non pensando "lo devono fare gli altri" automaticamente produciamo un pensiero fresco. Questo ci dice il principio del raccogliere la carta sulla neve: se lo applicassimo a tante altre cose della nostra vita, e se lo facessimo tutti, il nostro mondo cambierebbe... in meglio.


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venerdì 25 aprile 2008

Prepara la mente per fare la mossa giusta

Ho conosciuto un grande giocatore di scacchi, che aveva appena vinto una partita già iniziata da un altro giocatore, quando molte pedine erano già andate perse ed il successo appariva ormai compromesso. “Come ragiona un campione di scacchi per vincere?” Gli ho chiesto. La sua risposta è stata illuminante.

“Un campione di scacchi quando affronta una partita già iniziata, non si chiede quali sono state le mosse che hanno portato le pedine ad essere nelle posizioni in cui si trovano. Si chiede quali sono le mosse da fare, partendo da quelle posizioni, per vincere la partita”.

In altre parole, il campione di scacchi non ragiona sul passato, ma sul futuro. Non si ferma a pensare su ciò che è stato fatto, sulle scelte giuste o sbagliate, sui ragionamenti fatti. Si concentra sulle possibilità d’azione, sul migliore utilizzo possibile delle risorse che ha a disposizione.

Trovo questo un grande esempio di Fresh Thinking.

Quante volte, di fronte ad un problema, ci troviamo a recriminare sul passato, sugli sbagli fatti, sulla ricerca del colpevole? Quante volte ci concentriamo su ciò che non va bene e ne cerchiamo le cause? Quante volte pensiamo ingenuamente che per trovare una soluzione prima dobbiamo capire cosa o chi non ha funzionato? Tutte le volte che ragioniamo in questo modo perdiamo tempo prezioso. Il Fresh Thinking è orientato al futuro, a cosa si può fare ed alla ricerca di come farlo. Si concentra sulle potenzialità delle risorse disponibili ed alla ricerca del modo migliore per utilizzarle. Evita di andare alla ricerca delle cause per orientarsi verso la soluzione. Non si concentra sulle determinanti dell’insuccesso, ma su quelle del successo.

Non so in che fase delle vita ti possa trovare in questo momento, tu che leggi queste righe. Ma so qual è il consiglio migliore che posso darti: impara dal campione di scacchi. Non pensare alle cose del tuo passato che non sono andate bene, a chi ti ha ostacolato, alle situazioni sfavorevoli che ti hanno penalizzato. Concentrati sulle tue potenzialità, sulle tue risorse, sulle tue capacità. E pensa a quali sono le mosse da fare per vincere la partita.



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domenica 13 aprile 2008

Che vernice hai sulle mani?

Due giorni fa ho incontrato un’amica e siamo andati a pranzare insieme. Mi ha parlato dei suoi progetti e mi ha chiesto un parere. Ci siamo talmente coinvolti nella conversazione che abbiamo perso la cognizione del tempo ed ho rischiato il ritardo ad un appuntamento che avevo nel pomeriggio. Verso sera ci siamo risentiti per telefono ed abbiamo conversato per altri quaranta minuti, e questa volta è stata lei a dare idee e consigli a me riguardo un mio progetto. Alla fine della giornata ero accompagnato da una sensazione di positività ed entusiasmo.

Questo è il contagio emozionale. L’emozione è come la vernice che abbiamo sulle mani. Può essere fresca o può essere secca. Se è fresca lascia il segno, se è secca no. Se è fresca provocherà reazioni negli altri, se è secca ci darà solo fastidio. Se è fresca ci verrà voglia di lasciare intorno a noi le tracce del colore, se è secca le nostre mani saranno rigide ed increspite, quasi inutilizzabili. E comunque non lasceranno alcuna traccia.

Quando ci poniamo con energia verso gli atri abbiamo sulle mani vernice fresca, quando invece siamo chiusi e cauti abbiamo vernice secca.

Ma per il contagio emozionale non basta avere la vernice sulle mani: bisogna trasmetterla agli altri. Come? Non certo sui vestiti: incontrando le loro mani, collaborando con loro, lavorando per loro.

E tu sei capace di contagiare gli altri? Oppure ti fai contagiare? Attenzione, il contagio è energia e quindi può essere anche negativo. Uno che è iroso e pessimista contagia, eccome. Così come uno che è aggressivo e svalutativo. Questi individui vanno ricontagiati in positivo. Se hai vernice fresca non tenerla sulle mani: cerca le mani degli altri, falle aprire ed abbi il coraggio di spalmargliela sopra! Vedra, ti ringrazieranno. Grazie a tutti coloro che mi hanno contagiato e che mi contagiano, ve ne sono veramente grato.


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lunedì 31 marzo 2008

Istruzioni per gustare la fragola

Un uomo stava camminando nella foresta quando s'imbatté in una tigre. Fatto dietro-front precipitosamente, si mise a correre inseguito dalla belva. Giunse sull'orlo di un precipizio, ma per fortuna trovò da aggrapparsi al ramo sporgente di un albero. Guardò in basso, e stava per lasciarsi cadere, quando... accidenti, vide sotto di sé un'altra tigre. Come se non bastasse, arrivarono due topolini, l'uno bianco e l'altro nero, che incominciarono a rodere il ramo. Ancora poco e il ramo si sarebbe staccato. Fu allora che l'uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Tenendosi con una sola mano, con l'altra colse la fragola e la mangiò, trovandola dolcissima.

Questa storia zen è Fresh Thinking. Il suo significato? Eccolo. Anche in una situazione così disperata, l'uomo sa trovare l'unico elemento positivo: la fragola.

E' un fresh thinker chi sa gustare un semplice istante, come l'uomo della storia sa gustare la dolcezza di un semplice frutto. Fresh Thinking è sapersi immergersi nel presente e cogliere ciò che può dare, lasciando perdere sia i ricordi del passato sia le preoccupazioni per il futuro. E' sapere trovare gli elementi positivi in qualsiasi situazione, anche in quelle peggiori, perché solo con la positività la nostra mente risolve i problemi. Anche se ci troviamo sull'orlo di un precipizio, dobbiamo saperci concentare su ciò che va bene.

E tu, sai cogliere le fragole? Mentre stai per entrare in una riunione difficile, prova a cogliere una fragola. Se stai passando un periodo brutto, prova a cogliere una fragola. ma come bisogna fare per gustarla? E' difficile cogliere le fragole quando la nostra attenzione è concentrata sui problemi e sulle minacce. Ecco le istruzioni:

1 - cercarla: chiedersi cosa di positivo la realtà mi offre, anche se sono in una situazione negativa.

2 - trovarla: distogliere il pensiero dai problemi e concentrarsi su ciò che ho trovato di positivo.

3 - mangiarla: dedicare tempo. E riconoscere a se setessi il piacere di ciò che si è colto.

Se seguiamo queste istruzioni, dopo aver colto la fragola tutto ci sembrerà diverso. Troveremo l'energia giusta e le idee giuste per affrontare qualsiasi situazione.

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sabato 29 marzo 2008

Quante cose ci perdiamo se non pensiamo fresco?

Il breve filmato che segue è uno spot pubblicitario apparso sulla tv inglese. Come vedi ci sono due squadre distinte dal colore delle maglie, una "bianca" ed una "nera". I membri di ogni squadra si passeranno una palla fra di loro. Il tuo compito è contare quanti passaggi faranno i bianchi.

Guarda il video prima di leggere la parte sottostante!

video

Soprendente eh? E' un filmato che fa riflettere. Mentri eri intentoi a contare ti è passato un orso sotto il naso facendo un (improbabile) moonwalking e neanche te ne sei accorto. Accade sempre così. Mentre siamo concentrati, non siamo attenti. La concentrazione focalizza il nostro ragionamento, e senza che ce ne accorgiamo ci impedisce di vedere cosa accade nella realtà. Mentre siamo concentrati sul conteggio, non vediamo l'orso. E' possibile vederlo solo se siamo attenti a ciò che accade, anche se stiamo contando. L'attenzione è pensiero fresco, non la concentrazione.

Che cosa possiamo trarne?

1: Mentre siamo impegnati in un compito, un sacco di cose pur passando sotto i nostri occhi ci sfuggono.

2: Se non sappiamo cosa cercare, non la vediamo neanche se c'è!

Ragiona:

1: Quante sono le cose che ti sfuggono mentre sei concentrato a farne altre?

2: Quali sono le cose che ti aspetti "arrivino" spontaneamente ma che non trovi semplicemente perché non le cerchi?

Quindi, applica:

1: Il pensiero fresco è pensiero attento. Riesce a cogliere elementi sfuggenti perché è aperto agli stimoli, non è selettivo, non si concentra su alcuni spunti escludendone altri.

2: Il pensiero fresco è pensiero attivo. Sa cosa cercare nella realtà e lo trova.

Quali sono gli orsi che ti sfuggono mentre vivi la tua vita di ogni giorno? Quali sono gli orsi che vorresti avere ma che non cerchi e dunque non vedi?

Ti auguro una buona riflessione!

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sabato 22 marzo 2008

Il principio della fetta di limone

Ogni giorno sono a contatto con persone diverse. Le vedo mentre lavorano, ragionano, producono idee. Molto spesso, anzi quasi sempre vedo produrre buone idee. E mi sono fatto una domanda: “Come mai vedo tante buone idee e poche ottime idee?” Sulle prime credevo che, parlando di pensieri, il contrario di “ottimo” fosse “pessimo”. Poi ho capito. Il contrario di “ottimo” è “buono”. La gente non produce pensieri ottimi perché ne produce di buoni.

Quando troviamo una soluzione, esprimiamo un concetto, illustriamo un progetto ci accontentiamo di fare qualcosa di buono, che vada bene. Magari siamo anche riconosciuti come dei “bravi” professionisti e questo ci gratifica. Siamo consapevoli delle nostre capacità e dei nostri risultati, sappiamo già cosa il nostro cliente (interno o esterno) può apprezzare. Per noi, fare le cose prima o poi diventa facile come bere un bicchier d’acqua. E proprio qui sta il tranello. Così facendo, a poco a poco non siamo più stimolati a fare qualcosa di più, a lasciare il segno, ad emozionare. Sappiamo che la nostra acqua fresca è apprezzata, e siamo soddisfatti dell’effetto che riusciamo a produrre con uno sforzo contenuto.

Ma quali sono gli svantaggi di questo modo di pensare? Principalmente questo: a poco a poco quello che è acqua fresca per noi diventa acqua fresca anche per gli altri. Ed il gioco non dura all’infinito: ciò che a lungo rimane buono dopo un po’ diventa sufficiente. Il nostro valore aggiunto tenderà ad assottigliarsi. E quel che è peggio, è che gli altri tenderanno a non dircelo, a fare finta di apprezzare il nostro lavoro come hanno sempre fatto. Fino a quando, improvvisamente, ci faranno capire che il bicchiere d’acqua non lo vogliono più. E quando arriveremo a quel momento, probabilmente non saremo capaci di proporre altro.

Come evitare, allora, di arrivare a questo? Semplice. Aggiungendo una fetta di limone al bicchiere d’acqua. Proviamo ad aggiungere un po’ di limone ai nostri pensieri. Troviamo pure le strade facili da seguire ma sforziamoci di aggiungere, ogni volta, qualcosa che le renda un po’ “speciali”. Ci vuole poco, un piccolo sforzo in più. Ma questo sforzo ci tiene in tensione e ci spinge a vedere le cose da un punto di vista leggermente sempre più nuovo. E’ il limone che rende prezioso il bicchiere d’acqua. E’ il piccolo sforzo in più che renderà preziosa la nostra soluzione, perché i nostri interlocutori lo percepiranno subito.

Prova a capire quali sono le fette di limone che puoi aggiungere alle tue pensate per renderle più ricche. Fai un esercizio costante nel non accontentarti di servirle così come vengono prodotte, ma lavorale ancora per un attimo: ti accorgerai di come può essere facile passare dalle “buone idee” ad “ottime idee”.
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sabato 15 marzo 2008

Come riconoscere un Fresh Thinker

Vorrei aprire questo post ringraziando tutti voi che avete letto ed apprezzato le idee di Think Fresh, e magari lasciato la vostra traccia con un post. Gli spunti ricevuti sono veramente ottimi. Ma non solo, alcuni non hanno scritto un commento ma mi hanno dato a voce il loro feedback. Come Fortunato che ha appeso il Think Fresh manifesto nella sua stanza o Salvatore, che ne ha fatto fotocopie distribuendole ai suoi collaboratori prima di una riunione.

Dall'entusiasmo che ho ricevuto mi sono accorto di quanti Fresh Thinkers ci sono in giro. Ho sentito alcuni veramente "attivarsi" dopo la lettura del manifesto e dei post, come se avessi fotografato in modo perfetto qualcosa che avevano già nella loro testa. Da leggere a questo proposito ciò che scrive Mario in risposta al tema del guscio. Mario, come tanti altri (Valentina, Roberta, Andrea....), è dunque un Fresh Thinker. I Fresh Thinkers si differenziano dalla media. sono persone speciali, positive, dotate di una carica particolare.

Si, perché pensare fresco significa anche agire fresco. Per questo, da quando ho visto arrivare i primi ritorni, ho cominciato anche a ragionare su come riconoscere un Fresh Thinker da chi non lo è. Vorrei lanciare questo tema a te che stai leggendo queste righe ed a tutti coloro che frequentano il blog. Quali sono gli indicatori del pensiero fresco? Come faccio a riconoscere chi è dotato di pensiero fresco da chi non lo è? Saranno questi i temi dei prossimi post, perciò vorrei lanciare questo gioco-sondaggio prima di andare avanti a raccontare le caratteristiche del pensiero fresco.

Per questa volta è protagonista chi legge. I post di risposta sono dunque il contenuto più importante, per cui dopo aver letto queste righe vai subito sui commenti. E possibilmente lascia anche il tuo!

Inizio io con il primo spunto: il sorriso. Un Fresh Thinker si differenzia da chi non lo è perché sorride. Ma il sorriso di per sé non basta. Avanti: quali sono secondo te i segnali, i comportamenti, le abitudini che caratterizzano il Fresh Thinkers?


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P.S. Ho appena sentito Marco, mio amico che vive in California. Leggendo l'ultimo post dal suo iPhone si è domandato quale fosse il film strano che cito nel testo. Eccolo accontatentato, e con lui tutti coloro che si sono fatti la stessa domanda: si trattava di "Mulholland Drive", di David Linch. Ciao Marco!

sabato 8 marzo 2008

Quando il pensiero fresco rompe il guscio

Tempo fa sono andato a vedere un film con un collega. Il film era strano, complesso, difficile da seguire nella sua logica, a volte sconclusionato. Per tutta la sera il mio amico continuò a criticarlo, descrivendone a volte un particolare ed a volte un altro. Questo atteggiamento continuò per i quattro giorni seguenti. Egli non perdeva l’occasione di ricordare il film e sottolineare quanto non gli fosse andato a genio. Ad un certo punto io gli dissi: “che ti sia piaciuto o no, ti rendi conto che non hai smesso di parlarne da quando siamo usciti dal cinema?”

Se un’idea è fresca e nuova non si può pretendere che piaccia immediatamente. Specialmente si ci troviamo di fronte a qualcosa di “veramente” nuovo, non abbiamo la possibilità di confronto. Non c’è un elemento con il quale valutarlo, paragonarlo, soppesarlo. Ci poniamo di fronte al mondo, infatti, con le nostre aspettative e siamo portati a giudicarlo a seconda di quanto questo vi rientri. Queste aspettative sono una specie di “guscio” nel quale rinchiudiamo la realtà, per poterla controllare meglio.

Bene: il pensiero fresco rompe il guscio. E cosa succede se rompo il guscio di un uovo? Escono l’albume ed il tuorlo, si espandono, e questo può creare qualche problema. Era meglio avere l’uovo integro, gestibile. Ma se non lo rompo non potrò creare, con quello che c’è dentro, una magnifica (e squisita) torta. Ecco perché l’uovo va rotto.

Se produci pensiero fresco qualche uovo lo devi rompere. E devi anche aspettarti che qualcuno non sia per nulla contento di ciò che stai facendo. E’ il prezzo da pagare per essere innovativi. Trovare un nuovo modo di risolvere un problema significa rompere un guscio. Proporre una linea d’azione diversa da quella abituale significa rompere un guscio. Coinvolgere una persona nuova significa rompere un guscio. Assegnare un compito nuovo a qualcuno che non l’ha mai svolto significa rompere un guscio.

E tu quanti gusci rompi? Ma non solo: quanti gusci sei disposto a farti rompere dagli altri? Gioca a rompere gusci, che siano tuoi o degli altri. Non tenerli intatti a lungo, perché il loro contenuto non sarà fresco in eterno: meglio farlo uscire subito ed utilizzarlo. Combatti la tentazione di avere le uova integre: saranno belle da vedere ma non farai la torta. Ama la rottura delle uova: sulle prime ti sembrerà un po’ destabilizzante ma poi, quando ci sarà la torta pronta, vedrai: tutti cambieranno idea.


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sabato 1 marzo 2008

Come sorseggiare un'idea fresca


Da cosa dipende la qualità di ciò che facciamo, delle idee che produciamo, delle decisioni che prendiamo? Probabilmente molti risponderebbero che tutto questo dipende da ciò che comunemente viene definita "bravura". Lui è bravo in quello, io sono bravo in questo, lei è brillante, quello là un po' meno.... Come se la capacità fosse un elemento inserito nella persona ed immutabile nel tempo.
Nulla di più falso. La qualità dei nostri pensieri dipende da come alimentiamo la nostra mente. Si, ci avete mai pensato? Essa risponde alle leggi che caratterizzano tutti i sistemi viventi. Si alimenta, produce e cresce. E sappiamo molto bene quanto è importante, per la crescita, l'alimentazione. Prendiamo un bimbo. Di cosa si nutre per crescere? Non tutti liquidi vanno bene, Ed infatti lui beve il latte, senza il quale non potrebbe sopravvivere. Perché il latte contiene sostanze che gli danno energia e vitalità.
Per i nostri pensieri vale lo stesso concetto. Come possiamo pensare di essere capaci, brillanti ed acuti se non forniamo alla nostra mente gli elementi su cui costruire ragionamenti nuovi ed interessanti? La qualità del prodotto, in qualsiasi campo, dipende dagli ingredienti utilizzati. Il grande rischio a cui ci esponiamo, invece, è il non curare la qualità delle idee che immettiamo nel nostro "sistema mente". senza idee fresche non possiamo produrre pensieri freschi.
Ma dove possiamo prendere le idee fresche? Guardiamoci intorno. Osserviamo. Ragioniamo su ciò che abbiamo osservato. Il nemico numero uno dell'idea fresca è che noi tendiamo a concentraci su ciò che ci dà sicurezza e che conosciamo già. Poniamoci invece l'obiettivo di bere un'idea fresca al giorno, così come berremmo un bicchiere di latte per colazione. Come? Con i tre passi che ho appena indicato.
Primo: Guardiamo. Andiamo a leggere una rivista che non abbiamo mai preso in considerazione, ascoltiamo il parere di un collega, fermiamoci di fronte alla vetrina di un negozio che abbiamo sempre ignorato. Ci sono mille modi per cattuare un elemento nuovo.
Secondo: Osserviamo. Significa fare un vero e proprio lavoro su ciò che ha colpito la nostra attenzione, coglierne i particolari e le sfumature. Non limitiamoci solo a "vederlo": serve a poco. Esploriamolo.
Terzo: Ragioniamo. Proviamo a trovare applicazioni diverse, proviamo a far entrare i qualche modo nella nostra vita l'elemento su cui si è concentrata la nostra attenzione.
Non dobbiamo ritenere che tutto ciò sia spontaneo: richiede un po' lavoro , ma può dare eccezionali spunti d'azione e nuova vitalità, proprio come un bel bicchiere di latte può ristorare il nostro organismo. Per produrre pensieri freschi dobbiamo prima imparare a bere idee fresche.
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domenica 24 febbraio 2008

Is it Fresh?


Il manifesto del pensiero fresco ha suscitato un grande interesse. Sono molte le persone che mi hanno chiesto spiegazioni ed esempi. Bene, post dopo post spiegherò con precisione in cosa consiste il FreshThinking. Cercherò di fare esempi partendo da cose semplici per arrivare progressivamente ad applicazioni più complesse.

Noi pensiamo di continuo, non possiamo smettere di pensare. Vivere è pensare. Cosa vuol dire pensare? Vedere situazioni, interpretarle, dialogare con se stessi. Pensare significa trovare soluzioni, in qualsiasi momento della nostra realtà di vita.

Dunque, il gioco è questo. Ogni volta che produciamo un pensiero in una circostanza chiave dobbiamo porci una semplice domanda: “Is it fresh?” E’ fresco questo pensiero? Scopriremo che nella maggior parte dei casi preferiamo utilizzare pensieri vecchi piuttosto che produrne di nuovi.

Cominciamo con un semplice esempio. Andiamo a sciare e al noleggio sci, indecisi, scegliamo i Volkl della volta precedente perché “ci siamo trovati abbastanza bene”. Se mentre facciamo questo ragionamento ci chiediamo “Is it fresh?”, dobbiamo dare una risposta negativa. No, non è fresco questo pensiero. Stiamo utilizzando un pensiero vecchio. Quella scelta l’avevamo già fatta una settimana prima. Una scelta Fresh sarebbe questa: “Anche se mi sono trovato molto bene con i Volkl, questa volta fammi provare qualcos’altro…. scelgo gli Atomic”. La freschezza sta nel fare una nuova scelta, diversa da quella di prima.

Ma perché tendiamo ad utilizzare pensieri vecchi? Semplice: utilizzare un vecchio pensiero è più semplice, rapido e rassicurante. Costa meno energie ed espone a meno rischi. Se vogliamo provare un altro paio di sci dobbiamo prima di tutto sceglierli investendo tempo ed energie per il ragionamento. Poi dobbiamo accettare che, se non saremo soddisfatti, tenderemo a rimproverarci della scelta fatta.

La Fresh Thinking Philosophy afferma una cosa ben precisa: a pensare fresco non si sbaglia mai, anche quando non sembra dare vantaggi nel breve. Ma sulle straordinarie opportunità del pensiero fresco parleremo più avanti. Per ora proviamo a chiederci: “Is it fresh?”


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sabato 16 febbraio 2008

Think Fresh: Il manifesto del pensiero fresco.


Pensi Fresco? Pochi lo fanno veramente.

Ciò che spesso troviamo sono pensieri vecchi, stantii, ammuffiti. Pochi hanno il coraggio di pensare in modo fresco...

Si, perché pensare fresco richiede energia e vitalità nel modo di porsi verso tutto ciò che ci circonda.

Il pensiero fresco può dare grandi vantaggi: creatività, innovazione, relazioni, positività, successo.

Vuoi cominciare anche tu a pensare fresco? Benvenuto.


Ecco qui il Fresh Thinking Manifesto!

1. Il FreshThinking è fragrante

Il pensiero fresco è come una brioche appena sfornata, calda ed invitante. Attira, cattura, stimola la golosità con la forza di essere preparato per essere consumato subito.

2. Il FreshTinking ha occhi nuovi

Pensare Fresco non significa necessariamente pensare cose nuove, ma spesso consiste nel vedere le stesse cose con occhi nuovi, da un punto di vista diverso. Il pensiero fresco è curioso, coglie qualsiasi cosa possa essere rielaborata e trasformata in novità.

3. Il FreshTinking attiva il cuore

Il FreshPensiero emoziona e colpisce: Pensare Fresco non è solo un esercizio di ragionamento ma mobilita la sfera affettiva, coinvolge, attiva.

4. Il FreshTinking è amico dell'azione

Chi pensa fresco non si limita a collezionare i propri pensieri, ma ne trae sempre qualcosa di valido per la sua vita e li trasforma in azioni.

5. Il FreshThinking è coraggioso

Pensare fresco significa rompere gli schemi, amare la novità, sfidare lo status quo: di solito la gente non è disposta ad accettare facilmente un cambiamento. Il Fresh Thinking mette in discussione se stessi e gli altri: e questo richiede coraggio.

6. Il FreshThinking è vitaminico

abbiamo bisogno di Pensieri Freschi come abbiamo bisogno del pane fresco, della frutta fresca, dell'acqua fresca. Che cosa succede al nostro corpo se non ci alimentiamo con cibi freschi? Lo stesso vale per la nostra mente, con i pensieri.

7. Il FreshThinking aggiunge valore

Chi pensa fresco è orientato al miglioramento di se stesso, degli altri e del mondo che gli sta intorno. Spesso pensare fresco consiste nell'aggiungere un po' di valore ad un pensiero già esistente.

8. Il FreshThinking coglie opportunità

Pensare fresco significa avere una mente sveglia, attiva, e no perdere neanche un'occasione per costruire una nuova idea.

9. Il FreshTinking illumina

Spesso il pensiero fresco permette di vedere se stessi in una prospettiva diversa e di avere dei veri e propri "insight": delle illuminazioni che ci permettono di "vedere" il futuro e di capire quale strada scegliere.

10. Il FreshTinking contagia

Un pensiero fresco dà vita ad altri pensieri freschi, come una scintilla che determina una reazione a catena.


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